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Il coaching: i due colori dello stesso sole

Cosa spinge una Responsabile HR a diventare Coach?

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Ho incontrato per la prima volta la parola “Coaching” agli inizi del mio percorso professionale.
È rimasta per anni tra gli spazi inesplorati, presente ma confusa tra molte altre. Era una scatola, che non ero così curiosa di aprire, e galleggiava sull’acqua di quel mare che tanto amo.
Fino a quando un’opportunità del tutto inaspettata, ha stimolato in me il desiderio di conoscere, scoprire, imparare. C’era qualcosa del Coaching che iniziava ad attrarmi. E per non restare intrappolata in qualcosa di non vissuto, ho iniziato a documentarmi, a dedicare parte del mio tempo libero alla lettura.

Più proseguivo nella mia esplorazione, più questa si faceva sfidante e alimentava l’entusiasmo. Mi regalava consapevolezza di quanto l’essenza, gli obiettivi del Coaching fossero affini alle mie attitudini, ai miei interessi, al rispetto dei valori che danno significato alle mie scelte, al mio modo di essere e di agire. Quello stesso significato che tutti noi desideriamo ritrovare, insieme all’equilibrio, nei momenti in cui avvertiamo un senso di insoddisfazione per il disallineamento tra il contesto che ci circonda – cose, persone, avvenimenti – e i nostri valori più profondi.
La sfida che, seppur impreparati ad accogliere, stiamo affrontando da mesi, ha messo a dura prova noi e le nostre esistenze. Aggiunta ad altri eventi non positivi, che nel frattempo ho vissuto, ha rappresentato un’occasione per ritrovare, in un modo nuovo, motivazioni, energia, entusiasmo.
Ho scelto di fare della distanza fisica e sociale un’opportunità per avvicinarmi di più a me stessa, recuperare il senso umano in un mondo sempre più digitale, riscoprire il valore del tempo, delle piccole cose, e ridefinire con chiarezza le mie priorità; tutti tasselli del grande mosaico che è la vita, e a cui forse era diventato sempre meno semplice dare l’importanza, il colore brillante che meritano.

È con queste premesse che ho iniziato la mia esperienza di Coaching.Non potevo immaginare quanto si sarebbe rivelato efficace nel generare in me un percorso straordinario di esplorazione, crescita personale e professionale. Mi ha insegnato a valorizzarmi, migliorarmi, accettare tutte le emozioni – qualsiasi esse siano – guardare al futuro senza perdere di vista i miei obiettivi, alimentando una maggiore consapevolezza del mio potenziale e delle mie capacità. Il passato, immodificabile, è ormai divenuto fonte di apprendimento, e il presente un dono di cui fare tesoro.
Vestiti i panni del Coachee, e compresi i benefici concreti del Coaching…perché non cambiare prospettiva, assecondare la mia attitudine ad aiutare le persone, e diventare Coach?

Più che nel momento giusto, ho creduto nelle motivazioni forti. E sono partita per un viaggio di sei mesi, il Master. Con una valigia che sembrava poter contenere solo umiltà, apertura al nuovo, voglia di mettermi in gioco, e che strada facendo si è riempita di tutto ciò che ha ripagato il sacrificio di studio e ore di pratica, la sera e nei weekend, contemporanei al lavoro: nuove conoscenze e competenze professionali, emozioni, divertimento, confronto, relazioni, stimoli. E un team di persone fantastiche, che hanno saputo fare delle diversità il loro punto di forza, e della volontà di crescere insieme, a distanza, il comune denominatore.
Dalla prima sessione da (giovane) Coach, ti affascina, ti entusiasma accompagnare il Coachee nel suo passaggio da una situazione attuale ad una desiderata, attraverso ascolto e domande.

È così gratificante vedere come il Coachee si assuma la responsabilità delle proprie azioni, si impegni ad arrivare da solo a destinazione; il risultato è nelle sue mani! Perchè il Coach, in un rapporto di partnership e fiducia reciproca, lo aiuta a trovare le sue risposte e ampliare le prospettive, è discreto, non dà consigli né direzione, non cura, non ripara i cocci rotti di un vaso, e soprattutto non smette mai di imparare.
Nell’essere responsabile di gestire un processo migliorativo, in ambito personale e professionale, rappresenta un valido supporto a far emergere nel Coachee il potenziale più allineato al contesto, in costante cambiamento, a identificare i suoi obiettivi, a rendere i progressi sostenibili nel tempo.

Il sole, all’alba, rosso e pronto a rinascere, si affaccia al nuovo giorno.
Un campo di girasoli, tutti rivolti verso quel sole che ha raggiunto il punto più alto con la sua forza, si illuminano del giallo più splendente.
Tra i due colori e loro sfumature, il Coaching.

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