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Il peso di un errore in una gara

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“Non vale la pena avere la libertà, se questo non implica avere la libertà di sbagliare”
Mahatma Gandhi.

Il rapporto con l’errore è uno dei rapporti più delicati che ogni atleta di qualsiasi disciplina sportiva, professionista o meno, deve instaurare per essere più efficace possibile, in gara soprattutto.

Io mi occupo molto di seguire giocatori di golf, e la difficoltà maggiore per ogni golfista è proprio il rapporto con un colpo non riuscito come avrebbe desiderato. Un’aspettativa disattesa comporta una distrazione rispetto al gioco, una nuova difficoltà da dover gestire. Pertanto, rientrare in gara e concentrarsi nuovamente, comportano tempo, fatica, impegno; solo un buon risultato riesce a riportare nel vivo del gioco, ma nel frattempo si rischia di perderne il gusto e la bellezza oltre a qualche buona opportunità.

Mi piace suddividere gli atleti in due categorie, esigenti ed eccellenti. Parto dall’etimologia del termine “esigenza” che deriva dal latino “exigentia” ossia “richiesta, pretesa di una cosa dovuta”.  Richiedere a sé stessi di essere perfetti, di non sbagliare mai, di pretendere di realizzare un tiro, o un’azione, esattamente come lo desideriamo, ci mette in una condizione di “non libertà” e di paura.  L’esigenza che si debba essere perfetti influenza molte delle nostre azioni quotidiane.

L’atleta esigente, dunque, si concentra sull’errore e lo vive come perdita di perfezione. Il risultato genera effetti quali la perdita di energie, la distrazione e l’assenza di crescita e miglioramento.

Al contrario, l’atleta eccellente punta sui suoi punti di forza, impara dalle sue imperfezioni e dai suoi errori, accetta e elabora le informazioni il più velocemente possibile e agisce in maniera tempestiva per non ripeterli già in quella gara o partita.

Si può crescere anche grazie ai tiri non riusciti, accettando di essere imperfetti e vulnerabili, puntando all’eccellenza sfruttando gli errori e le azioni non perfette.

L’ errore peraltro, di per sé, non è controllabile. Puoi controllare il gesto atletico, la scelta della strategia, una tecnica di concentrazione, ma non quale sarà il risultato.

Perciò dopo una brutta azione, colpo o tiro, il segreto è resettarsi, riconcentrarsi velocemente e ripartire. Solo alla fine della gara, si faranno i “conti” e si analizzerà dove e come si sarebbe potuto fare di diverso, per migliorarsi.

D’altronde il detto dei detti è “Sbagliando si impara!”

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Roma 26-27-28 ottobre 2018
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