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Intervista a Rosanna Santonocito, giornalista del Sole 24 Ore, Responsabile di Job Talk e di Job24.it

Nata a Milano con DNA Siciliano-Elvetico, rigorosa come una calvinista, passionale e solare come il fuoco dell’Etna, Rosanna Santonocito è giornalista al Sole 24 Ore da circa venti anni, ma la sua carriera è iniziata molto prima. Attualmente è responsabile dei contenuti giornalistici multimediali di Job24.it, il canale lavoro del Sole 24 Ore, (job24.ilsole24ore.com/) e di Job Talk, il Blog del Sole 24 Ore (jobtalk.blog.ilsole24ore.com/) ricco di testimonianze sul mondo del lavoro, carriere e professioni. Giornalista nata sulla carta stampata, ha lavorato in radio e in TV ed è sempre pronta a sperimentare quanto la tecnologia propone di nuovo, da Internet, a Twitter, all’Ipad, modi di trasmettere contenuti giornalistici impensabili fino a poco tempo fa. È anche autrice di vari libri dedicati la mercato del lavoro (Il tuo curriculum vitae, Il colloquio di lavoro, Fare stage in azienda, A caccia di impiego, editi da Il Sole 24 Ore e Web Careers, edito da Egea). Rosanna, cosa ti ha portato ad occuparti in particolare di lavoro? Ero stata assunta dal Sole 24 Ore per occuparmi di economia e informatica, nel ’93 mi hanno affidato CercoLavoroGiovani, un tabolid che doveva servire a far incontrare domanda e offerta di lavoro. Era un’idea assolutamente innovativa in un periodo di crisi economica, (il Corriere Lavoro è nato tre mesi dopo), che ho colto con entusiasmo. Allora le aziende si occupavano di risorse umane e di selezione in modo molto rudimentale. Si scopiazzava, orecchiando modelli americani e francesi. Presentarsi ad un colloquio di lavoro o scrivere un curriculum, erano argomenti misteriosi. Così come il lavoro e i problemi delle donne, il part-time, la maternità, il limite delle carriere femminili, non se ne parlava, men che meno su un giornale come il Sole 24 Ore. Era una sfida da cogliere. Quali sono le leve che tuttora ti sostengono, le cose in cui tu credi profondamente nel tuo lavoro? In questo momento socio-politico Italiano, è centrale l’importanza che ha il lavoro. È un tema nodale che investe le trasformazioni e i cambiamenti. È in atto un cambiamento normativo, organizzativo, della vita delle persone a tutto tondo. Credo di essere nel tema più interessante al momento. Questo è un periodo complicato, non sappiamo dove ci porterà, è molto difficile fare previsioni, si naviga al buio. Ma le opportunità ci sono, se ne perdiamo alcune ne guadagniamo altre e sono convinta che il mio lavoro possa contribuire ad offrire strumenti di informazione utili. Qual è l’ impatto sui tuoi lettori? Uno degli aspetti gratificanti è vedere l’impatto fortissimo che ti consente Internet, che ti da una pervasività, una velocità e una diffusione che è straordinaria. Strumenti come i Blog, Facebook, anche lo stesso Twitter ti danno invece la prossimità. Mi sono accorta, curando il Blog, che chi leggeva voleva saperne di più. Ero partita mettendoci poco di mio e invece non si può, perché chi entra nel Blog è come se entrasse a casa tua, deve rispecchiarti. Quindi l’impatto è enorme. C’é una cosa molto importante nel mondo Internet che è l’autorevolezza del brand. Puoi essere molto famoso ma anche poco autorevole e affidabile. Noi siamo molto affidabili, è una cosa che ti guadagni, ma che puoi perdere molto velocemente. La nostra fama di affidabilità è sancita non solo dai click e dal traffico, ma anche dai link degli altri Blog, da quante volte sei citato, da quante volte sei letto da altre parti, dalle liste in Twitter, e questa è una reputazione che ho contribuito a costruire. La variabile Rosanna Santonocito, come incide? Incide, perché chi crede di fare Internet stando mascherato o non esponendosi, sbaglia. Perché bisogna creare una comunicazione diretta, bisogna essere molto trasparenti, molto chiari, non ambigui, il che non vuol dire schierarsi politicamente o prendere le parti di Marchionne o della Fiat. Devi avere una tua posizione personale. Che può essere oggi con la Fiomm e domani con Marchionne. Tieni anche conto che io faccio questo lavoro ormai da venticinque anni, ho la sicurezza che deriva dall’esperienza. Quello che scrivi su internet, finché non lo togli, è come scritto nella pietra, devi gestire i contenuti con la velocità professionale. Internet è il contrario della televisione. In televisione sei molto noto perché ti vedono, poi alla fine magari non sanno niente di te. Con Internet hai certamente minore popolarità però hai un impatto e una forte responsabilità (te la attribuiscono anche se non la vuoi). Quali sono le tue chiavi di successo personali? Come ho scritto anche nel Blog: “Un’ostinazione che rasenta la tigna”. Il non mollare mai e il divertirmi nel fare il mio lavoro. Il giorno in cui non mi divertirò più, farò altro. Come diceva Enzo Biagi: “Un giornalista deve avere una buona salute, molta energia e la curiosità, nei confronti della vita”. Inoltre, non mi prendo molto sul serio. Non prendo molto sul serio la gerarchia, chi tiene le persone a distanza, ma prendo molto sul serio i valori e la sostanza. Ho la fama di essere una persona intransigente e durissima, e in parte è vero, però sono anche una persona molto disponibile. In base alla tua esperienza, se potessi dare delle indicazioni a persone che cercano lavoro, quali sono gli elementi su cui è più utile prestare attenzione? Ai giovani direi di tentare strade nuove. Questo lo diceva anche Marisa Bellisario che appena laureata andò alla Olivetti. Le industrie nuove sono quelle che di solito hanno meno pregiudizi e più aperture, che ti consentono di sperimentare e realizzare interessi. Anche se una persona è “costretta” a fare delle cose che non gli piacciono, credo però che non debba rinunciare a un percorso verso un progetto proprio che può raggiungere. Quindi non abbandonare mai, anche se uno deve fare una cosa assolutamente lontana dal proprio sogno, deve cercare di rimanere in qualche modo legato al suo obiettivo finale, accettare la deviazione, ma non perdere di vista traguardi realizzabili. Le esperienze intermedie sono preziose come i percorsi formativi. Inoltre, consiglio sempre ai giovani di “incollarsi come cozze” alle persone che possono insegnare qualcosa, anche se non sono le più importanti. Cercare ilprofessionalda cui imparare. Poi, avere altre aperture, interessi e non pensare solo al lavoro. Viaggiare, vedere altri posti. I giovani vedo che viaggiano molto, approfittando anche dei low cost e sono abilissimi a trovare offerte convenienti. La Cina per esempio è sconvolgente, come anche l’India e il Brasile. Sono paesi giovani e lì ti rendi conto del nostro provincialismo. Sono molto curiosa del Sud Africa. Per me é stato molto utile andare ad esempio in Siria e Giordania e vedere il mondo arabo dall’interno e capire quanto noi stessi siamo pieni di pregiudizi, noi che pensiamo di non averne. Alle aziende direi di riconoscere il valore e apprezzare le qualità delle persone, ciò che non sempre avviene. Sento troppo spesso di situazioni in cui viene richiesto di essere degli umili servitori e delle copie conformi dei capi. Allora è premiato chi è congeniale, corrispondente e mimetico con l’esistente e questo porta alla disgregazione. Un’organizzazione che ragiona così non fa molta strada. È importante capire se si è in un posto dove ha valore essere propositivi, innovativi, motivati, e se portare il nuovo è apprezzato. Ti ho conosciuto circa quindici anni fa, conducevi una tavola rotonda a Verona in occasione di un Career Day rivolto ai giovani e parlavi del libro “L’Alchimista” di Paulo Cohelo. Il tema della leggenda personale è ancora un argomento attuale? Adesso ancora di più, perché oggi la possibilità di realizzare le proprie risorse e potenzialità ha molte più strade percorribili. Una frase del libro dice “Quando tu hai un sogno, tutto concorre perché tu lo raggiunga, basta che tu veda i segnali”, e i segnali sono ormai talmente evidenti e talmente a portata di sguardo che uno deve stare molto attento… perché prima o poi, li becca! Un pensiero per i lettori di Coaching Time? Cito ilgraduation speechdi Eclipse, tratto dal terzo episodio della saga dei vampiri. Lo legge una ragazza alla cerimonia americanissima del diploma, a me sembra bellissimo, molto più efficace sulla generazione Y dei discorsi di certi esperti dell’orientamento (meglio i vampiri?!) Discorso di laurea da Eclipse “Quando avevamo cinque anni, ci hanno domandato cosa volevamo fare da grandi. Noi rispondevamo: l’astronauta, il presidente, oppure la principessa come nel mio caso… Quando avevamo dieci anni ci fecero di nuovo la stessa domanda. Noi rispondevamo: la rock star, il cowboy, oppure come nel mio caso, la medaglia d’oro. Ma ora che siamo cresciuti vogliono una risposta più seria. Bene che ne dici di… chi diavolo lo sa? Questi non sono tempi per prendere decisioni difficili e veloci. Sono tempi per commettere errori. Prendi il treno sbagliato e ti trovi impelagato da qualche parte. Ti innamori. Ti specializzi in filosofia, dato che non c’è altro modo per fare carriera. Cambi idea, poi la cambi di nuovo, perché niente è permanente. Così commetti tutti gli errori che puoi. In questo modo quando un giorno ti chiederanno di nuovo cosa vogliamo diventare… non dovremo immaginarlo. Lo sapremo!”|||

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