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La trappola del chasm nei processi di cambiamento

Per uscire dall’impasse il coaching può rivelarsi una risorsa straordinaria

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Che riguardi una svolta importante da imprimere alla nostra vita o semplicemente la voglia di colorare in modo diverso le nostre giornate, tutti siamo portati a cercare il cambiamento nel tentativo di migliorare e di migliorarci.

A prescindere dalla portata e dall’oggetto, un processo di cambiamento trae origine generalmente da una condizione di insoddisfazione o, per essere più precisi, dalla consapevolezza di cosa determini tale condizione e di quali benefici (materiali o immateriali) si conseguirebbero modificandola. È solo quando si acquisiscono con chiarezza queste consapevolezze che iniziano a prendere reale consistenza anche il desiderio di cambiare e la motivazione a intraprendere la strada del cambiamento.

Una strada, in verità, che può nascondere diverse difficoltà e insidie, in particolare nel delicato passaggio dalla fase del desiderio a quella dell’azione. Non tutti, infatti, riescono a proseguire in quel percorso che li porterà ad attuare per step successivi il cambiamento, passando prima attraverso la verifica della sua reale fattibilità e, successivamente, la predisposizione di un piano concreto d’azione per poterlo realizzare (fig. 1). Il rischio principale è quello di rimanere intrappolati in un baratro (chasm) in cui il desiderio di cambiare languisce nell’attesa che in un certo momento – ma non si sa quando – qualcosa – ma non si sa cosa – accada. Sospesa in questo limbo, la persona vive nella speranza del cambiamento afflitta da una duplice sofferenza: il permanere nel suo stato di insoddisfazione e la frustrazione di non riuscire a realizzarlo.

Chasm Grafico

Fig. 1 – Il processo di cambiamento (elaborazione propria)

 

I motivi che sono all’origine della trappola del chasm possono riguardare tanto dei vizi in cui è incorsa la persona fino a quel momento del percorso, tanto la presenza di barriere che ne ostacolano la prosecuzione. Nel primo caso può rientrare, ad esempio, l’individuazione di un obiettivo di cambiamento troppo ampio che scoraggia il passaggio all’azione. Nel secondo caso, la difficoltà a individuare o attivare quelle risorse necessarie per passare all’azione; ma anche cause più delicate che possono coinvolgere per esempio distorsioni di tipo cognitivo in grado di esercitare un freno potente all’azione di cambiamento (come il bias dello status quo). Quali siano i motivi (escludendo solo quelli che afferiscono a problematiche di disagio profondo della persona), il supporto del coaching può rivelarsi di straordinaria utilità per uscire dallo stato di impasse.

In tali circostanze, per quanto detto prima, il coach non partirà dal punto in cui la persona si era “bloccata”, ereditando quel lavoro già realizzato per proiettarsi direttamente in una dimensione di azioni future. Piuttosto accompagnerà la persona a percorrere nuovamente quei passaggi che, attraverso il suo supporto metodologico, possono svelare nuovi scenari e aprire prospettive prima non colte o ignorate. In questo modo, la persona potrà arrivare a maturare consapevolezze e stimoli diversi che la incoraggino all’azione, oppure potrà trovare conferma ai traguardi già raggiunti. Con la certezza, in entrambi i casi, di avere questa volta al proprio fianco un compagno di viaggio in grado di farlo riemergere fuori dal baratro per riprendere insieme la strada del cambiamento.

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