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L'armonia del cambiamento

Di Gianvittorio Carusi | 24.01.2018

La persona e l’oganizzazione: prospettive di un coach-counselor e di un sociologo

Einstein sosteneva che la misura dell’intelligenza è la capacità di cambiare.
Piaget, tra le infinite definizioni di intelligenza, scelse quella che la definiva come capacità di adattamento.

Rocco Barbaro, Coach e Counselor, nel libro scritto assieme al sociologo Domenico Barricelli, "L’armonia del cambiamento" - Armando editore, ricorda, con intelligenza, che il cambiamento è l’unico antidoto alla morte.
Barbaro affronta la vitalità del cambiamento attraverso l’analisi esistenziale dell’individuo, mentre Barricelli focalizza l’attenzione sulle organizzazioni. Il counseling si rivela come medium ideale, fattore facilitatore del cambiamento, capace di rendere armonico un processo che potrebbe apparire discontinuo, ostacolato, conflittuale.
Barbaro, con la regia di Jung e Rogers, ci guida nell’approccio "counseling" al cambiamento attraverso l’esercizio di fiducia, empatia e capacità d’ascolto.

L’individuo diventa così consapevole che accettare e percorrere il cambiamento costituisce la strada maestra per l’individuazione di sé stesso.

Cambiando, l’uomo diventa quello che è, attraverso la decisione esprime il proprio libero arbitrio, esercita la responsabilità di evolvere e conseguentemente di agire le sue risorse spesso non riconosciute.
Barbaro ci accompagna nell’esecuzione di questa armonia, i cui accordi si modulano quindi su consapevolezza, responsabilità ed azione, una triade generatrice sia del counseling che del coaching.

L’autore analizza i valori che facilitano la crescita dell’individuo, ed allora l’empatia, con la citazione dell’opera del neuroscienziato Gallese, diventa il linguaggio dei neuroni specchio, peculiarmente genetica sì, ma anche allenabile attraverso l’esercizio della fiducia.
Ecco che fiducia ed empatia partecipano ad una circolarità che si autorafforza.

L’uomo affronta, crisi, dolori, lutti, colpe da cui trarrà la spinta consapevole verso la risurrezione, la rigenerazione, la metamorfosi costruttiva di sé.

Barricelli ci conduce, invece, nel processo di crescita dell’organizzazione, attraverso la cultura dell’autoconsapevolezza e della proattività dell’individuo sociale.
Anche nell’organizzazione sociale, quindi, l’armonia del cambiamento si declina attraverso gli stessi principi generatori, identificabili in consapevolezza, responsabilità ed azione, ove però l’attenzione è sempre sull’individuo.
Si esemplifica un umanesimo dell’organizzazione attraverso un riorientamento della career education e del career counseling.

L’autore ci convince che la scommessa del cambiamento in azienda si vince ora attraverso la condivisione, il rapporto peer-to-peer, l’acquisizione di un’antifragilità, ossia di una resistenza trasformativa, migliorativa, al di là quindi della semplice resilienza, ossia di una resistenza che rimane identica a se stessa.
Ed ecco che l’autore apre a nuovi sistemi di fare impresa, alle cosiddette organizzazioni olocratiche, dove la gerarchia viene sostituita da un’autorità distribuita, ripartita, ed il focus è sulla massima valorizzazione delle potenzialità umane.

Appare notevole e altamente contestuale la citazione di Lowen da parte di Barricelli, per il quale il piacere deve essere considerato come valore primario in contrapposizione al potere.

Nell’invitare il lettore a sfruttare un occasione veramente stimolante di counseling applicativo, non posso non citare un cameo shopenhaueriano di Barbaro, quando parla della vita come di un susseguirsi di cambiamenti vitali ".....fino all’ultima separazione ed un ritorno al mistero dal quale siamo venuti", come dire che morire cambiando, non è morire ma ritornare a vivere.