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La rete ci sta insegnando la superficialità, riprendiamoci il pensiero critico

Di Laura Danza | 05.01.2018

Bisogna saper utilizzare i social, attivarci per evitare di finire con il pensare i pensieri degli altri.

La pioggia di informazioni a cui siamo sottoposti non ci rende edotti su tutto come si può pensare, ma al contrario ci trascina lontano dall’approfondimento, come una corrente a cui non sempre riusciamo ad opporci.

All’inizio tutto si è manifestato come la possibilità di raggiungere qualsiasi contenuto, persona, luogo, fatto accaduto e volentieri siamo saliti a bordo di questa moderna modalità di comunicazione, certi che avremmo solcato nuovi mari. Ma poi, alla fine dei conti, non è sempre così. Non alludo alla rete in quanto eccellente banca dati da consultare, ma al rimando informativo presente nella modalità dei social. Infatti, a mio parere, il problema non risiede nella rete in quanto tale, ma nel fatto che attraverso i social l’informazione sia esogena, contrastando così il nostro moto proprio di esigenza di ricerca, portandoci nella distrazione continua.

Immaginiamo di essere comodamente sul nostro divano davanti al televisore, ma il telecomando è in mano ad un’altra persona che comincia a girare tra i canali seguendo e cambiando in base ai suoi personali flussi di interesse, avremmo schegge di stimoli diversi tra loro non in linea con il nostro flusso mentale, e nel breve ci troveremmo a non capire più nulla e, se dopo ci chiedessero di raccontare cosa abbiamo visto e capito, non saremmo in grado di farlo. La disorganizzazione dei pensieri è irriproducibile. In qualche modo nei social avviene proprio questo, l’unica differenza è che noi sostiamo o meno su di un contenuto, ma in ogni caso scorrendone le pagine la nostra mente vede, accoglie e subisce suo malgrado un continuum informativo senza nessun filo conduttore. Questa tipologia di comunicazione ha generato all’inizio un’euforia intellettuale ma che di fatto, ci ha tirato dentro ad un inganno.

Sì, un inganno. Poiché questo ha lentamente cambiato le nostre abitudini di apprendimento, e oggi siamo sempre meno allenati a prendere un solo argomento per volta ed a approfondirlo o nel caso anche smontarlo.

Può accadere che si abbia poca voglia di leggere “fino in fondo un articolo” che ci si faccia bastare il titolo perché poco più sotto già fa capolino un’altra informazione che ci chiama, un commento che ci incuriosisce, una foto ridicola, un ricordo.. ma qualsiasi cosa sia noi stiamo già scorrendo oltre, alla ricerca dell’ultima novità che ci stimoli. Temo che si stia creando una sorta di dipendenza mentale dal “vediamo che c’è di nuovo”, ci sembra quasi irrinunciabile la consultazione frequente del nostro social preferito. Ma io credo che questo non sia un bisogno reale, ma indotto e nutrire la nostra mente in modo così disordinato ci toglie quella meravigliosa possibilità che ci viene data dall’attivare il pensiero critico, oggi più necessario ancora di una buona erudizione. Penso che il pensiero critico, cioè l’applicazione di osservazione e discernimento, sia applicabile in modo trasversale, e proprio per questo rappresenti una pietra angolare nell’evoluzione individuale.

Nulla di drammatico, ma ritengo che prendere coscienza del danno che si sta perpetuando alla nostra capacità di analisi e comprensione degli eventi, ci suggerisce di attivare qualche scudo.

Per scudo intendo provare ad allenarci con nuove modalità, piccoli correttivi. Non serve chiudere i social, serve saperli utilizzare, attivarci per evitare di finire con il pensare i pensieri degli altri, pensare cioè, ciò che altri ci inducono a vedere.

Per delineare un percorso di coscienza in questo senso, non ci sono ricette o i famosi “ 10 passi per..”, a mio avviso, ma è utile partire da una personale analisi della propria relazione con questi strumenti per individuare quanto realmente sia l’utilizzo corretto e non fuorviante che ne facciamo. Capire quanto singolarmente questo tipo di stimolo risulti come fattore di distrazione. Non siamo tutti uguali, anche nell’essere più o meno influenzabili siamo diversi, interagiamo con il mondo in modo diverso.

Se dovessimo renderci conto di essere in en passe, possiamo dotarci di un metodo. Dedicare solo un’ora al giorno alla consultazione dei social, oppure disinstallarlo da cellulare, o disattivare qualsiasi notifica e aspettare di essere noi volutamente ad entrarvi per essere aggiornati. Un altro metodo può essere quello di far pulizia tra le varie page a cui siamo collegati e lasciare quelle realmente a noi utili. Insomma sfoltire connessioni e varie, privilegiando la qualità alla quantità.

Dall’euforia iniziale mi sento di suggerire un passo in avanti verso una più calma e proficua gestione di questi strumenti.

La mente è l’arco, il pensiero la freccia. Non lasciamo che svuotino la nostra faretra.