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Siamo animali, ma ci comportiamo da esseri umani

Di Roberto Tartaglia | 22.02.2017

Più cresciamo, più diventiamo esseri umani. Più diventiamo esseri umani, meno siamo animali.

Estate 2016. Il mio gatto fa le fusa, mentre guarda il mondo senza giudicarlo. Alcune formiche, tra i vasi di fiori, si scambiano informazioni e collaborano per far scorte di cibo. Un ragno aspetta sornione il suo pasto, nella tela, con pazienza e fiducia. Dall’altra parte della strada, due uomini sulla cinquantina discutono animatamente, stanno parlando di “quei negri che vengono a portarci le loro malattie”. Io sono seduto sulla sedia, a prendere il sole con il mio gatto sulle gambe. E mi chiedo: “perché?”

Nasciamo come animali, con tutti i pregi degli animali. Se osserviamo i comportamenti istintivi e coccoloni dei bambini, che si guardano intorno sorridendo e con occhi sognanti, è facile scorgere lo stesso spirito di un gattino giocherellone, o di un cagnolino che scodinzola.

Poi, però, cresciamo. E più cresciamo, più diventiamo esseri umani. Più diventiamo esseri umani, meno siamo animali. Pian pianino perdiamo la nostra vera identità, per diventare degli esseri “superiori”, con una mente evoluta. Per divenire esseri sapienti, ed è in quel momento che le cose cambiano.

Iniziamo a etichettare e giudicare il mondo, forse per difenderci, forse per dargli un senso. A volte solo per omologarci. Diamo vita a convinzioni che, troppo spesso, finiscono per limitarci, per imbrutirci, per trasformarci in esseri umani…troppo esseri umani.

Non gliel’ho mai chiesto, ma sono certo che il mio gattino non chiamerebbe mai “sporco muso lungo” il Labrador di mio zio. E non penserebbe mai che puzza troppo, a differenza sua, così pulito e raffinato. Le formichine, tra i vasi di fiori, non le ho mai viste uccidersi a vicenda per avere il cibo tutto per sé. E il ragno? Il ragno non ha bisogno di certezze o conferme, da parte di altri ragni, per sapere che, prima o poi, verrà ricompensato da un lauto pasto, per il lavoro che ha svolto con la costruzione di una tela tanto perfetta.

Sì, vivono in modo leggero, quegli animaletti. Sono sereni, felici, sicuri e rilassati. Fanno fronte ai problemi e godono del momento presente. Loro non sono esseri umani. E, a quanto pare, non hanno alcuna intenzioni di diventarlo. Non ci imitano, non ci studiano.

Perché? Perché sanno che dovremmo essere noi a studiare e a imitare loro.

Da molto tempo, e ancor più da quando ho iniziato a studiare coaching, mi sono reso conto di quanto leggera possa essere la vita, se vissuta senza giudizio e senza convinzioni, con gli occhi di un bambino che guarda il mondo per la prima volta, con stupore e fame di conoscenza. Con lo spirito di un gattino che cerca coccole e amore. Con la presenza di un animaletto che vive nel qui e ora.

In fondo, anche noi siamo animali…

E allora, torniamo a collaborare come le formiche, a non giudicare come il mio gattino, a essere pazienti e fiduciosi come il ragno nella tela. Riprendiamo in mano la parte più vera del nostro animo e misceliamola con lo spirito nobile del nostro essere animali. Agitiamo bene, versiamo in un bicchiere e ubriachiamoci fino a dimenticare quelle convinzioni che ci limitano e imbrutiscono. Siamo gatti! Siamo formiche! Siamo ragni!