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Ricchi o poveri

Di Federica Fabrizio | 19.07.2016

Quando una macchina lussuosa non è sufficiente per definire un uomo ricco

Cosa si intende quando si parla di ricchezza e povertà?
“Quell’uomo è ricco!”. Su quali basi consideriamo un uomo ricco?
Davanti a Dio e all’uomo/donna che si vuole sposare si promette amore eterno nel bene e nel male, in salute e in malattia, “in ricchezza e in povertà”.
La vera ricchezza di una persona sta nella sua capacità di riconoscere la vera felicità, nella generosità di chi non si aspetta sempre qualcosa in cambio, nel senso di riconoscenza per la buona salute, nella gratitudine per le esperienze della vita e per quanto si ha, poco o tanto che sia.
Una bella macchina, perde di valore come tutti gli oggetti materiali, ma la ricchezza degli affetti che contano, la capacità di amare e donare, l’attenzione alla crescita personale e allo sviluppo delle proprie risorse, sono un patrimonio che arricchisce chi ne è protagonista e le persone al contorno.

Tornare a casa e respirare affetto e l’amore è ricchezza! Non la famiglia del Mulino Bianco, non sarebbe ricchezza se fosse così tutti i giorni perché giornate “no” esistono, siamo realisti, ma non dobbiamo mai dimenticarci di dare importanza anche alle piccole cose che possono farci superare una giornata andata male a lavoro, una discussione con un collega o un amico.
I soldi non fanno la felicità, fanno la comodità e una persona ricca di entusiasmo, di vita, una persona che sprizza vitalità da tutti i pori, è una persona che non si fossilizza su cosa non va, su cosa vorrebbe cambiare negli altri o su ciò che avrebbe voluto e non ha ottenuto, non si sofferma sulle “mancanze”, ma guarda al presente e al futuro con fiducia e ottimismo.

Domenico Modugno diceva “Meraviglioso, ma come non ti accorgi di quanto il mondo sia meraviglioso” Già, ma come non te ne accorgi? Nella società in cui viviamo si parla sempre di cosa non va, i fatti di cronaca sono sicuramente prioritari ed è giusto raccontarli anche quando raccontano qualcosa che non vorremmo mai sentire e abbiamo perso l’abitudine a soffermarci su quanto intorno a noi è positivo e apprezzabile.

Il famoso lieto fine, ci manca questo. E’ come leggere pagine e pagine di un libro drammatico e non arrivare mai alla fine, come se quel lieto fine non fosse stato scritto.

Pensiamo ad un film o una serie di successo, c’è sempre l’aspetto drammatico, due fidanzati che si lasciano, un tradimento, una rapporto complicato con un genitore, una malattia; avete mai visto un film di successo in cui due persone si innamorano e vivono felici e contenti senza che nulla accada per impedirlo? E’ come se il nostro Io inconsciamente stesse meglio nel vedere che anche nei film esistono difficoltà, amiamo immedesimarci e poi credere che quel lieto fine possa arrivare anche nella nostra vita perché credere in qualcosa ci rende forti, ma la prima regola è credere in se stessi e fare della nostra felicità la nostra prima fonte di ricchezza.

Svegliatevi la mattina facendo un elenco di tutto quello per cui vi sentite ricchi e andate a dormire la sera ringraziando per averle perché se sono ricchezze dovete custodirle come perle rare.

Siate felici, siate ricchi!

"Un cane non se ne fa niente di macchine costose, case grandi o vestiti fermati... Un bastone marcio per lui è sufficiente. A un cane non importa se sei ricco o povero, brillante o imbranato, intelligente o stupido... Se gli dai il tuo cuore, lui ti darà il suo. Di quante persone si può dire lo stesso? Quante persone possono farti sentire unico, puro, speciale? Quante persone possono farti sentire... Straordinario?" (Dal film "Io & Marley" di David Frankel)