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Tra l'essere ed il fare

Di Giuditta Tanzarella | 23.03.2015

Affidarsi all’ascolto attivo delle nostre emozioni e delle nostre aspirazioni

Essere e Fare: è la vastità di queste due parole ed il loro interagire costante, che regalano ogni giorno valore aggiunto al nostro crescere.

A volte inconsapevolmente, le confondiamo tra loro e gli releghiamo connotazioni e significati simili senza badare alle sostanziali differenze che si generano nella nostra quotidianità quando ci orientiamo a prediligere "l’essere rispetto al fare" e viceversa.

Focalizzando tale osservazione nell’ambito professionale di ognuno, ad esempio, sempre più spesso si tende a definire chi siamo con ciò di cui ci occupiamo, ma, al contempo, spesso si avverte la necessità di far emergere nell’esplicitazione di sé, la presenza di due ruoli ben distinti: c’è l’uomo, e c’è il ruolo che esso svolge. Pensiamo a quando ci presentiamo a qualcuno: esordiamo con il nostro nome e tendenzialmente in tempi brevissimi abbiamo completato la nostra carta di identità virtuale etichettandoci con ciò che facciamo. Se per certi versi ciò che svolgiamo in ambito professionale lo releghiamo ad un compartimento stagno che prevede una semplice attitudine a svolgere una precisa mansione, dall’altro, e magari inconsapevolmente, lo riteniamo così identificativo di noi stessi da catapultarlo in cima alla nostra presentazione. Ma se non siamo il nostro lavoro, se siamo solo degli esecutori di mansioni, come mai la gratificazione derivante dallo svolgimento dello stesso, raggiunge i vertici della nostra scala di soddisfazione personale?

Cosa accade quando la “camera stagna” (la parte di noi che fa’ una determinata cosa ma nel profondo ne desidererebbe fare un’altra) viene perforata al punto da non riuscire più a tenerci isolati dalle nostre ambizioni più ataviche?

Cosa accade quando la nostra voce più intima, le nostre aspirazioni, i nostri sogni, i nostri desideri da tempo inascoltati, valicano quello spinoso muro che ci divide dall’ascolto profondo e rispettoso di noi stessi?
Accade la magia.

Avvengono i grandi capolavori, quelle rivoluzioni personali che sconvolgono le vite e che leggiamo sempre più spesso negli occhi di chi ci affascina. Riuscire ad identificare il nostro sentire più autentico rapportandolo alla nostra quotidianità, a ciò che desideriamo per noi, è il primo passo catalizzatore di processi evolutivi straordinari. È’ scavando nella nostra intimità che riusciremo ad ascoltare la nostra voce più autentica e probabilmente ci racconterà cosa sta cercando, a cosa sta aspirando e come sta scalpitando per emergere.

Quanto spazio concediamo all’ascolto della nostra voce più genuina e innocente, nella nostra quotidianità? Come la rendiamo manifesta? Quale contributo offre nel raggiungimento dei nostri obiettivi più significativi? Quanto riesce ad esprimersi, a crescere e a farsi ascoltare nella vita che ogni giorno scegliamo di vivere?

Affidarsi all’ascolto attivo delle nostre emozioni e delle nostre aspirazioni, dando loro voce, responsabilizzandoci su quanto queste ultime possano incidere sul nostro benessere, è l’indice che qualcosa sta cambiando in noi: è la chiave di lettura che ci permetterà di coniugare ciò che siamo con ciò che facciamo in un elisir d’amore per noi stessi che non avrà mai fine.