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Intervista a Eugenio Finardi

Di Sonia Driol | 28.06.2017

L’importanza di essere ribelle“E` la musica ribelle che ti vibra nelle ossa che ti entra nella pelle che ti dice di uscire che ti urla di cambiare di mollare le menate e di metterti a lottare”!

40 anni di musica ribelle è il tour che fa rinascere negli italiani quella vibrante energia in grado di nutrire la voglia di cambiamento. E’ un pezzo di vita raccontata con la musica, l’entusiasmo e la passione di un artista che ha saputo ribellarsi anche a se stesso e che attraverso la ribellione ha saputo soprattutto rimanere fedele a se stesso.

Cosa significa per te essere ribelle
Significa non accettare lo status quo quando è inaccettabile. Non subire e ragionare sulle cose. Musica Ribelle è un invito a riflettere, a pensare, a scegliere, a trasformare ideologie in azione. Quando l’ho scritta erano tempi di grandi cambiamenti è stato l’inizio di un periodo che ha rovesciato il mondo. È stato un inizio di libertà in cui l’idea di rivendicare diritti e di non subire era più forte che mai.

Quanto ribelle sei nella tua vita

Ho vissuto sempre seguendo le mie regole. Ho accettato ciò che mi sembrava giusto è ho rifiutato ciò che non ritenevo giusto. Ho sempre lottato per ciò in cui credevo.

Quanto è stato importante nella tua vita essere ribelle

Nella mia carriera è stato anche un po’ controproducente. Ho avuto sempre un rapporto difficile con le autorità. Gli interessi delle case discografiche si basano sui profitti e il mio atteggiamento di critica e messa in discussione non mi ha mai portato a grandi risultati economici. È stata una scelta che ha avuto un costo per me, ma a livello di libertà e di crescita personale e artistica è stato impagabile.
Intorno agli anni 2000 mi sono ribellato anche a Finardi. Ho smesso di fare Finardi e mi sono gettato in sperimentazioni artistiche di ogni tipo. Ho spaziato dal fado al blues alla musica classica e contemporanea in percorsi assolutamente inesplorati finché non mi è tornata la voglia di tornare da Finardi ma con un’esperienza molto più grande. La ribellione in questo senso è sempre un percorso di cambiamento e miglioramento.

Da cosa nasce la ribellione
È un sintomo di intelligenza. Nasce dall’analisi della realtà che è continuamente mutevole e approfondibile. Einstein ad esempio era un ribelle perché ha messo in discussione i dogmi della fisica. In generale la scienza è portata avanti da persone che hanno un atteggiamento ribelle.
Questo vale anche per il mondo dell’arte. Picasso, Caravaggio e Mozart erano ribelli. La ribellione nasce dalla non accettazione dei limiti ad esplorare.

Cosa invece impedisce alle persone di ribellarsi
La paura di essere diversi, il desiderio di conformarsi. È interessante osservare come gli adolescenti siano estremamente ribelli con i genitori, ma poi tra di loro sono incredibilmente conformisti. È come se ci fosse un meccanismo di immunità di branco.
E la paura del cambiamento. In questo momento ad esempio il mondo sta subendo immensi cambiamenti e molta gente si sente minacciata e si ribella ai cambiamenti stessi.
C’è un clima reazionario piuttosto che rivoluzionario.

Qual è il requisito che deve avere la ribellione per essere motore di cambiamento e miglioramento
Non deve essere un atteggiamento, ma deve essere una profonda messa in discussione soprattutto di se stessi. Non deve essere un evento spurio, ma una profonda scelta personale.

Qual è il cambiamento più importante che ti piacerebbe vedere

Mi piacerebbe vedere una presa di coscienza mondiale rispetto ai pericoli che sta correndo il pianeta. Penso ai cambiamenti climatici ad esempio che stanno portando all’estinzione di molte specie e ai grossi cambiamenti nella nostra qualità della vita. Mi piacerebbe che se ne discutesse di meno e si agisse di più.
Mi piacerebbe che l’idolatria del denaro lasciasse spazio ad un atteggiamento più umanistico.

Quale consiglio daresti alle persone che vogliono cambiare la propria vita per vivere meglio e realizzare i loro sogni

Non arrendersi e non accontentarsi. Non accontentarsi del primo fidanzatino dei 17 anni, della prima casa, del primo lavoro che ti propongono. Non cedere alla soddisfazione istantanea, ma fare un’analisi più profonda dei propri bisogni e non arrendersi ai luoghi comuni.

Quale consiglio daresti ai genitori

Quello di indirizzare i figli senza porre barriere. Non cercare di soddisfare se stessi attraverso i figli, ma di dare loro il modo di esprimere veramente se stessi. Ho sempre cercato di spiegare ai miei figli quanto fossero preziosi per me e non ho mai imposto, ma chiesto.
Quale consigli daresti ai giovani
Quello di cercare sogni e valori veri. Di fregarsene della dittatura dei loro coetanei. Di saper essere liberi e indipendenti dal giudizio.