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Intervista a Matteo Miceli. Il giro del mondo mi ha cambiato

Di Giovanna Giuffredi | 23.07.2015

Come altri 7.000 fan, abbiamo seguito Matteo Miceli per 5 mesi durante la sua fantastica esperienza della Roma Ocean World. Ha completato, navigando in solitario la circumnavigazione del globo percorrendo 25.000 miglia in completa autosufficienza energetica e con le strumentazioni ed attrezzature di bordo in perfetta efficienza anche se sottoposte per circa 5 mesi a situazioni di stress estremo. Un guasto improvviso gli ha impedito di concludere l’impresa sportiva, ma gli obiettivi tecnici e scientifici previsti sono stati tutti raggiunti.

Matteo, ho visto le foto che postavi sul web di tramonti, ghiacciai, mare tropicale, bufere, neve in mezzo al mare, qual è il tuo rapporto con la natura?

Matteo. Il rapporto con la natura è stato fantastico, il mare, il vento sia nelle condizioni estreme, che nelle condizioni piacevoli che ti spingono, che ti portano con il vento in poppa. Delle sensazioni incredibili e belle allo stesso tempo. Vivo intensamente il contatto con la natura, ora che sono tornato con i piedi per terra ho fatto sub, sono voluto andare sott’acqua a toccare i sassi o in cielo con il parapendio, sto imparando a volare. Ho avuto la fortuna di vivere in un posto bellissimo che questi mesi esplode di fiori, di colori di frutta. Il mare è un ambiente abbastanza ostile dove ti ci puoi veramente confrontare, in quell’ambiente cerchi di sopravvivere. In questo la natura é incredibile come possa aiutare in mezzo al mare. Ma è altrettanto bella quella che viviamo, ho già fatto due giri per l’Italia per eventi e la cosa più bella é questo verde che cresce dappertutto. Sono passato di recente dalle cascate delle Marmore e vedi questa potenza dell’acqua. Il contatto con le potenzialità della natura mi entusiasma. Io penso che nella natura il silenzio e la condivisione sia la cosa più bella. La natura ha solo da stupirci e quindi va seguita e rispettata, meno facciamo meglio é.

È come se ci fosse un dialogo tra te e la natura, o é una mia interpretazione?


Matteo. Sicuramente é un saper rispettarsi. Io dico sempre che in mare non si può essere i più forti. I miei nipoti dicono Matteo può solo regolare le vele per andare in mare. In mare la natura è faticosa e in molti momenti ho desiderato ritornare per toccare terra. E’ un mondo sicuramente più forte di quello che troviamo quando siamo con i piedi per terra, per noi più naturale.

Cosa ti porta a cercare esperienze forti di questo tipo?

Matteo.
Mi piace che la tecnologia permetta di essere autosufficienti nel completo rispetto della natura. Questa esperienza é stata per me formativa.

Quindi il voler conciliare il frutto della ricerca scientifica e tecnologica nel rispetto della natura?


Matteo. Esatto. Finalmente stanno facendo la ricerca per esempio sulle auto elettriche grazie all’energia solare ed eolica. Per navigare oggi esistono delle idro turbine che caricano in una maniera potente le batterie all’interno della barca e questo potrà essere veramente uno sviluppo almeno per le barche a vela, per usare un motore di supporto elettrico invece di usare la nafta. Oggi abbiamo la possibilità di essere autosufficienti anche dentro casa.

Matteo, tu hai messo alla prova anche le tue potenzialità fisiche, quelle che di solito non si prendono in considerazione.


Matteo. Il sonno, il cibo e gli aspetti psicologici sono veramente molto importanti e io avevo sottovalutato questi aspetti. Una delle mie grandi sofferenze quando sono partito é stato il pensiero di avere 100 e passa giorni davanti, completamente solo. E anche in questo, mi ha aiutato tanto la tecnologia perché oggi la comunicazione è possibile. Avevo l’impegno a scrivere a chi mi seguiva da lontano, ed essere sempre positivo, trovare sempre uno spunto positivo in qualsiasi momento. Era proprio un impegno trasmettere, anche quando si rompe il timone, si rompe la vela.
Per me il non arrivare è stato ancora più bello perché non avevo bisogno di essere il supereroe che arriva, invece il naufragio, il recupero faticoso della barca è stato anche più bello perché si continua ad imparare. Nel naufragio ha avuto una grande importanza la tanta preparazione, è stata fondamentale quando c’è un rischio di vita. Nei confronti di un team che ti segue è importante la comunicazione continua e il team della sicurezza a terra che deve sapere muoversi per qualsiasi necessità. O il sapersi muovere in condizioni di emergenza.

Quando si é staccata la chiglia é stata una questione tecnica?


Matteo. La chiglia é innestata dentro il bulbo, sotto in fondo c’è una filettatura che non ha retto e la chiglia si é sfilata. I perni erano intatti, ma si é rotta la filettatura del bulbo.

Come si è strutturato il lavoro con il tuo team, vi siete preparati prima o in itinere?

Matteo. In itinere. Avevamo anche due meteorologi che fanno questo di lavoro ed erano importanti per rassicurarmi e darmi notizie certe sulla situazione meteo. Italia Med ci ha supportato con delle cassette di pronto soccorso, ma il team che mi ha veramente aiutato sono state le persone umane che coinvolte dalla passione e dall’entusiasmo che hanno avuto ognuno nel proprio settore, sono state persone molto vicine. Io tutti i giorni chiamavo Paolo di Girolamo che ha fatto un lavoro enorme, é riuscito a montare a bordo dei Gps sofisticati per studiare l’andamento delle onde.

Vi siete quindi portati a casa anche dei risultati scientifici?

Miceli. Noi ci siamo portati a casa molti risultati scientifici, come aver trasmesso dati sulla portata e la velocità del vento e della temperatura mentre navigavo, sono riuscito a salvare delle schede di registrazione tra cui una scheda che registrava i colpi e le sollecitazioni che prendeva la barca. La ricerca dei dati sicuramente interessa chi studia il mare, le maree e lo sfruttamento dell’energia.
A livello fisico ho sperimentato un modo diverso di dormire. Per il sonno, io sono 10 anni che seguo un professore di Boston. Sono riusciti a capire che il sonno polifasico, come quello degli animali, é migliore rispetto a quello monofasico sia in tempi che in qualità. Un essere animale che deve essere predatore non dorme mai così a lungo come noi. Nella mia avventura il sonno polifasico é stato fondamentale per essere vigile durante la navigazione. Io so che ho un calo fisiologico tra mezzanotte e le due, se lo salto ho imparato a capire che é come perdere un treno. Quindi se dopo le due dormo anche 10 ore non ho più recuperato quel sonno.

Anche ora che sei tornato continui ad applicare questa modalità di sonno?


Matteo. Non lo faccio nella vita normale perché una bella dormita anche tutta la notte, non recuperi, ma hai un gusto, un piacere che però non ti manca quando vai a fare un’avventura.

E con il cibo, come te la sei cavata?

Matteo. E’ stata dura, io sono un godereccio. Mi piace mangiare anche il pane caldo con l’olio, é un piacere.

Ma in barca hai mangiato anche il mais della gallina.

Matteo.
Quello ha funzionato, non avevo pensato di doverlo mangiare, speravo di essere autosufficiente con la pesca, le uova e l’orto. Oltre al grano, c’erano degli apporti di sicurezza, bustine liofilizzate naturali. Pensi che il mare possa darti solo acqua salata e invece con l’energia alternativa eolica ho dissalato l’acqua per berla. Poi la pesca, prendendo un pesce grande non andava sprecato perché l’energia alternativa mi ha permesso di avere un freezer enorme dove conservare tutti i pesci pescati.

Le galline come se la sono cavata?

Matteo. Una é morta nell’atlantico, l’altra ha cominciato a non fare più uova . Non hanno fatto in tempo ad abituarsi ai cambiamenti climatici repentini. Dall’estate piena a 33 gradi sono arrivato a 3 gradi in 4/5 gg. Questo é un errore che poteva essere evitato con un riscaldamento interno. Però sono le uniche galline ad aver fatto il giro del mondo. Diventano come un cane o un gatto, inizialmente erano diffidenti, poi alla fine ci parlavo quasi.

In questo viaggio c’è stato qualcosa che ti ha sorpreso che non ti saresti mai aspettato?

Matteo. Prima di immergermi nell’acqua gelida ho visto una foca uscire dall’acqua in mezzo all’oceano indiano. Non avendole mai viste se non negli acquari, mi ha colpito molto. Non mi aspettavo nemmeno una fatica così forte, onde di 15 metri, vento forte. In quei frangenti non puoi neanche pescare. Tornassi indietro forse avrei fatto scelte diverse, come un freezer più grande.

Rifaresti questa impresa?


Matteo. Penso di sì, non facendo per forza la stessa cosa ma coinvolgendo appassionati. È un percorso difficile, ma se c’è dietro una buona preparazione si può fare. Ho lanciato questa sfida a tanti altri navigatori solitari che hanno il pallino di fare il giro del mondo. Quindi se mi seguono altri solitari anche italiani a fare questa avventura mi piacerebbe proprio rifarla insieme a loro. La regata in giro per il mondo è la Vendée Globe per eccellenza, che si fa ogni 4 anni, ma con barche più grandi ed é molto costosa. Mi piacerebbe mettere a posto la mia barca perché l’energia non viene tanto dai soldi, ma dalle persone. Io penso che l’anima di questa barca non è mai morta quindi deve rinascere.

Qualcosa di diverso che faresti dovendo riaffrontare questo viaggio?

Matteo.
La prenderei con più tranquillità, ma é importante andarci senza superficialità.

Gli apprendimenti più grandi che ti porti a casa da questa esperienza?
Matteo. Questa sicuramente è stata un’esperienza di vita, non per forza un’esperienza di mare. Porto a casa un lavoro che è durato tanto tempo nella preparazione e la soddisfazione più grande. Sicuramente porto a casa una preparazione che per la perseveranza ha funzionato.

Su di te che cosa ti riconosci che ti hanno permesso di fare tutto questo?

Matteo.
Un cambiamento me lo sento. Oggi anche se sono preso da tanti appuntamenti mi voglio prendere il lusso di scegliere. Sono partito abbastanza stressato. Il dover arrivare ad ogni costo oggi non ce l’ho più, oggi ho il piacere di fare le cose con tranquillità. Prima non ero così.

Cosa ti ha portato ora a vedere le cose con più tranquillità?

Matteo. Questi 150 giorni dove avevo la consapevolezza di godermi in pieno quello che c’era. Riesco finalmente a saper dire di no e scegliere quello che voglio fare. Sono tornato, ho fatto immersioni, Sono andato a volare, ho fatto una gara di triatlon.

Sembra che ti godi il presente piuttosto che il futuro che ancora non é arrivato


Matteo. Esatto probabilmente mettendo in borsa un altro evento ho paura di farmi stravolgere.
Quello che mi ha sconvolto è la partecipazione dei fan, l’idea di sognare con me ogni giorno, un sacco di gente viveva la giornata in funzione di quello che scrivevo e tantissimi aspettavano quello che io comunicavo. Trasmettere via internet era una cosa naturale ed è stata una gioia infinita, anche a gente che non si interessa di vela.

Sembra che tu stia consolidando quello che hai vissuto e lo stai donando al mondo. So che ti invitano in molti eventi, anche nelle scuole per raccontare la tua esperienza.

Matteo. Mi capita spesso di farmi coinvolgere e soprattutto quando lo fai per i bambini nelle scuole è veramente un piacere perché rimangono stupiti e quello che è bello con i ragazzi d’oggi, è vedere l’attenzione in silenzio, la loro partecipazione, ascoltare le domande una dopo l’altra.