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Il Cinema Insegna: Il valore dell’attesa

Di Virginio De Maio | 22.04.2013


Il momento in cui Ray Charles comincia ad affrontare la vita da “non vedente” coincide con il momento in cui la madre decide di rifiutargli l’aiuto. La scena ci offre l’opportunità di parlare di un grande difetto della razza umana: la voglia di ottenere tutto e subito. Lo facciamo con un film autobiografico, che si accosta ancora di più alla verità. E’ la verità di tantissime famiglie che oggi si trovano a fare i conti con problemi di ogni tipo e che in fondo sanno che la soluzione non può essere “tutto e subito”.

Puoi guardarla qui :
http://www.ilcinemainsegna.it/ici/index.php?option=com_content&task=view&id=778&Itemid=34

Ray inciampa nella sedia e la madre è combattuta tra aiutarlo e lasciare che si rialzi da solo per affrontare le difficoltà che diventeranno “normali” nel suo futuro. Quel ragazzino, che troverà nei suoni e nella musica la strada per il successo, comincia a scoprire un modo alternativo per vivere la vita. Si rialza, si orienta ascoltando i suoni, tocca e infine cattura anche una cavalletta. Un piccolo successo che riempie di lacrime gli occhi della madre, da un lato sofferente per non averlo aiutato immediatamente e da un altro soddisfatta per avergli dato un aiuto molto più grande.

A questa idea dovremmo pensare ogni qual volta stiamo per offrire il nostro contributo, con i figli, con i collaboratori e con la società in genere. Dovremmo sempre farci la domanda: cosa posso fare io per aiutare questa persona non solo nel breve, ma soprattutto nel lungo termine?

Quanto robuste diventerebbero le fibre del carattere ?

Viceversa , purtroppo, la cultura del “tutto e subito” dilaga in ogni contesto sociale, dal lavoro all’educazione dei figli, complici anche le nuove tecnologie che stanno abituando i giovani ad avere un contatto divino con il web del tipo “chiedi e ti sarà dato”.

Le nuove tecnologie hanno tantissimi meriti, ma tantissimi effetti collaterali. Uno di questi è proprio la distanza tra mondo reale e virtuale. Nella vita reale quello che serve è esercitare il muscolo emotivo, affrontare le difficoltà e le delusioni, superare i “no” e i fallimenti. Rialzarsi e ricominciare daccapo, proprio come ha fatto Ray, escogitando alternative e strade secondarie.

Più avanti nel film un uomo chiederà a Ray “Come fai a girare così bene senza un cane o un bastone?” e lui risponderà “Le mie orecchie mi fanno anche da occhi … sei obbligato ad imparare in fretta se vuoi camminare da solo”. In questa risposta c’è tutto il lavoro fatto dalla madre. Non gli ha reso la vita facile, dal momento che gli ostacoli da superare sarebbero stati crescenti col crescere dell’età. Ma per poterci riuscire ha dovuto soffrire emotivamente, una sofferenza funzionale alla crescita e all’apprendimento del figlio, al quale peraltro, è toccata una parte di quella sofferenza. Per ciascuno di noi è sempre così, se non c’è un pò di “sforzo emotivo” difficilmente stiamo imparando qualcosa.

Come possiamo alleviare quel dolore? Con il divertimento. Anche nella scena quando Ray si diverte a catturare la cavalletta, il dolore passa in secondo piano, e la comprensione per la madre è profonda: “sento anche te mamma, tu sei li”. Quasi a voler dire, “so che lo stai facendo per me”.

Quando ci divertiamo la sofferenza sparisce e grazie a questo approccio la crescita è più veloce e duratura. Dunque non è “concedendo tutto e subito” che permettiamo ai nostri figli di crescere, ma probabilmente escogitando modi che li divertano mentre stanno imparando ad aspettare.

E questo è un principio universale che avrà sempre il suo valore. Come dice Stephen Covey: “non puoi seminare in primavera, trascurare i campi in estate per poi sperare di raccogliere in autunno”.

L’educazione, la crescita, la formazione meritano tutta l’attesa e la sofferenza necessaria, mentre escogitiamo sistemi per rendere il tutto divertente e piacevole.