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Planare leggeri verso l'eccellenza: quel divertimento che ci fa volare

Di Daniela Lombardo | 05.12.2017

Coltivare i talenti in ambito personale ed aziendale tramite le leve del coaching

Già Tim Gallwey, tra i fondatori del Coaching professionale moderno, negli anni ‘70 nel suo libro “The Inner Game of Tennis”, evidenziava l’importanza del divertimento nell’atteggiamento mentale dell’atleta per una performance eccellente (quell’Enjoyment, alla base del triangolo PLE insieme all’apprendimento).

Già il modello sportivo è stato preso ad esempio ed è in fase di diffusione ed integrazione nelle nuove frontiere del lavoro, in quelle forme di lavoro/ufficio contemporanee dove anche la vecchia concezione del tempo a compartimenti stagni, della vita e del lavoro non è più applicabile; la società di oggi diventa infatti sempre più liquida nelle sue svariate manifestazioni.

I tempi distinti tra divertimento e lavoro sono ad oggi solo teorici; la tecnologia ha portato ad un’invasività del lavoro nel tempo che dovrebbe essere dedicato alla vita, al sé, al divertimento, al gioco, alla leggerezza.

E sempre più mi capita di vedere e sentire persone che non si divertono più, non allenano più questa leva differenziante, preziosa fonte di benessere sia nel lavoro sia nella vita. E’ sotto i nostri occhi da sempre quanto sia importante e necessario; come si dice: “La festa è riuscita, si sono divertiti tutti”, sentiamo spesso delle relazioni felici: “Il loro segreto è che si divertono da matti insieme, sono compagni di squadra nella vita”.

Guardo a Gianni Ferraio, happiness trainer, a chi non lo conosce suggerisco di curiosare….

Trascorriamo la maggior parte del nostro tempo lavorando, quindi cerchiamo di fare in modo che il lavoro stesso sia divertente e soddisfacente! Accade spesso che più ci divertiamo, più produciamo e facciamo meglio.

E poi chi lo dice che non ci si possa divertire lavorando.

Alcune aziende illuminate, come Google, hanno compreso quanto dei comportamenti “caring” verso i propri dipendenti siano vincenti per performance di business eccellenti; ed iniziano ad attuarli, creando spazi ludici dove il tempo del lavoro e dello svago vengono integrati.

Il divertimento come valore da attuare credo possa influire non poco e trasversalmente su svariati aspetti relativi a clima e cultura aziendale; può anche contribuire decisamente alla creazione di una cultura di valorizzazione dell’errore, di ascolto produttivo, di benessere e leggerezza, intensa non come superficialità ma come prendersi meno sul serio.

Sappiamo che le organizzazioni vincenti oggi, e sempre più domani, nel mercato del lavoro dovranno basare la sostenibilità del proprio business anche sulla capacità di creare team in grado di autogestirsi e sul necessario sviluppo della leadership come esempio concreto da seguire in questa trasformazione epocale. Ci sarà sempre più la necessità di avere culture collaborative che siano in grado non solo di delegare ma anche di coinvolgere tutte le persone che lavorano nell’organizzazione.

Un concetto di leadership quindi non più legato all’idea di gerarchia, manager, capo che comanda, ma di leader con competenze da capitano, sempre compagno di squadra con cui ci si diverte anche insieme; colui che dà l’esempio facendo, capace di emozionarsi e costruire un clima ed una cultura aziendale basate su fiducia, ascolto, giustizia, valorizzazione delle diversità.

Assistiamo ad una ricerca di significato, di purpose, da parte dei lavoratori ed ancor di più dei Millennials; nella valutazione del benessere aziendale bisogna tener conto anche del fattore “gioco” di squadra, degli elementi “ludici”, quel senso di fare squadra che diventa elemento a valore aggiunto anche per la corporate identity. Secondo recenti studi globali mentre le generazioni precedenti volevano opportunità di carriera e di riconoscimento sopra ogni altra cosa dai loro capi, i Millennials vogliono equità e comportamento etico e fare la differenza nella società.

Sembra sempre più evidente come il percorso e l’applicazione della “competenza” divertimento e della metafora del gioco nelle aziende sia un elemento focus da allenare ed attenzionare, per ottenere performance eccellenti.

In questo contesto credo che il coaching applicato in azienda attraverso percorsi di sviluppo trasversali di coaching abilities e di nuovi modelli etici di leadership possa realmente fare la differenza nel futuro prossimo. E con questo intendo non solo per le politiche aziendali di employer branding e retention, talent management e people motivation e engagement, ma anche per lo sviluppo di quella resilienza necessaria alle organizzazioni stesse per continuare ad “essere” nel mercato.

Risulta evidente come il divertimento sia uno dei tanti importanti risultati che si possono ottenere attraverso dei percorsi di coaching: è certamente divertente fare ciò che decidiamo di voler fare nella modalità che noi stessi stabiliamo.