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Coaching e marketing: come farsi conoscere? [parte 2]

Di Roberto Tartaglia | 13.11.2017

Blog e motori di ricerca, come posizionarsi e ottenere sempre maggiore visibilità, nel mondo online

Quali strategie usare per farsi conoscere come coach? Perché nel mondo online? Perché nell’offline, con delle buone public relations e la frequentazione dei “posti giusti”, non è poi così difficile mettersi in mostra. Nel Web, invece, c’è una folla immensa, bisogna sgomitare, saltare, sbracciare, altrimenti si viene ignorati.

Il principale “trucco” per farsi notare online è quello di intercettare le ricerche che i potenziali clienti della nicchia individuata effettuano sui motori di ricerca (leggi “Google”), utilizzando le tecniche della cosiddetta SEO (Search Engine Optimization, Ottimizzazione per i Motori di Ricerca).

Per farlo, occorre, per prima cosa, parlare la stessa “lingua” dei clienti. Chi è alla ricerca di soluzioni ai propri problemi coachable, spesso non cerca la parola “coach”, su Google. Magari non sa neppure che esista, il coaching, non ne conosce le potenzialità, o non ci pensa. Il cliente, come ben noto ai coach, è concentrato sul problema. Quindi, su Google scriverà del suo problema.

Per esempio nel Love Coaching il cliente difficilmente scriverà “dove trovare un love coach”. Più probabilmente scriverà “come conquistare la ragazza dei miei sogni”, oppure “come superare una separazione” e cose così.

Ci sono diversi strumenti gratuiti, online, che aiutano a individuare le ricerche più frequenti per un determinato argomento: dal Google Keyword Planner a Ubersuggest. Ma si possono anche utilizzare semplicemente i suggerimenti della barra di Google: basta andare sul motore di ricerca e digitare “Come superare una” e Google suggerirà tutte le ricerche più frequenti (nel momento in cui scrivo questo articolo, “Come superare una separazione” è tra le 4 ricerche suggerite, quindi più frequentemente effettuate).

Si può anche aggiungere una lettera dell’alfabeto, alla stringa di ricerca, per ottenere altri risultati, del tipo: “Come superare una a”, “Come superare una b”, “Come superare una c” e così via. Se i risultati ottenuti corrispondo al proprio campo di specializzazione, si passa al punto successivo: creare un contenuto professionale che risponda a questa esigenza, per iniziare a lavorare sull’intercettazione del cliente.

Infatti, bisogna produrre materiale che all’interno riporti le parole della ricerca: in primis articoli per il blog, ma anche i video vanno bene. Iniziamo dagli articoli.

Se ne possono scrivere per il proprio blog, come dicevo, ma si può anche chiedere a blogger famosi che trattano argomenti vicini al proprio di scrivere sul loro blog un cosiddetto “guest post”, ovvero un articolo a propria firma, con link al proprio sito. In questo modo si farà conoscere la propria professionalità anche al pubblico di riferimento del blogger.

Si può anche fare il contrario: chiedere, a persone note, un’intervista o un “guest post” sul proprio blog. Queste persone poi daranno eco al prodotto finale sui loro canali social, con un gran ritorno in termini di pubblicità, sia per il coach che per il blog, del tutto gratuito.

Gli algoritmi di Google che portano un articolo in prima pagina, una volta effettuata la ricerca, sono complessi e prendono in considerazione molti aspetti che vanno dalla qualità e lunghezza del testo alla data di pubblicazione, dall’autorevolezza del blog al numero e alla qualità dei siti che nel Web lo richiamano.
Il primo passo fondamentale, comunque, è quello di scrivere un articolo ben strutturato e completo.

Il titolo deve corrispondere alla ricerca da intercettare e nel corpo devono essere presenti parole semanticamente collegate a essa. Nell’esempio precedente queste parole potrebbero essere “matrimonio”, “divorzio”, “affidamento figli” e così via. È importante anche inserire delle belle immagini che nei nomi abbiano parole legate alla ricerca da intercettare.

L’importante è non scrivere mai come una macchina, occorre contestualizzare il tutto e scrivere per potenziali clienti che vogliono risolvere un problema, quindi per esseri umani. Google sa riconoscere un articolo scritto solo per andare in prima pagina, che non offre un reale valore. E sa anche come penalizzare. Attenzione!

Lo stesso dicasi per i video (che è meglio pubblicare sia su Facebook che su Youtube, quest’ultimo di proprietà di Google e, quindi, con le stesse logiche di indicizzazione). In questo caso le parole giuste possono essere inserite nel titolo e nella descrizione del video, ma anche nei sottotitoli, o nei cosiddetti “tag”, per quanto riguarda Youtube.

Il tutto a favore di chi cercherà quell’argomento specifico su Youtube, su Google, o su Facebook.

Su Google si può facilmente trovare ogni approfondimento, perché… lì fuori c’è qualcuno che ha già intercettato questo tipo di ricerche.