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Lie to me, o no?

Di Lucia Alosi | 30.10.2017

Quando 43 muscoli parlano

Mostriamo le nostre emozioni molto più spesso e involontariamente di quanto pensiamo. L’ascolto attivo che nasce dall’interesse incondizionato nel coachee può essere supportato da tecniche specifiche che ci aiutano a interpretare ciò cui ci troviamo di fronte.

Paul Ekman, attualmente autorità indiscussa nel campo del riconoscimento delle espressioni facciali, si prese la briga di vivere per un po’ con la tribù di esseri umani più incontaminata da modelli culturali che riuscì a trovare nel 1967, in Nuova Guinea, e analizzò le espressioni facciali come espressione delle emozioni primarie.

Certo, starete pensando che siamo tutti in grado di riconoscere un volto felice e di distinguere un bel sorriso da un’espressione di collera o di disgusto, e non c’è bisogno di andarsi a cercare tribù sperdute per questo. E avete perfettamente ragione.

Proviamo ad analizzare questi aspetti da un punto di vista scientifico: sappiamo che sul viso abbiamo più di 40 muscoli, mentre su quali siano veramente le emozioni primarie, i modelli sono diversi, alcuni ne identificano solo 3 che si presentano dai primi mesi di vita: paura, rabbia, amore, altri ne identificano 5: tristezza, gioia, rabbia, paura, disprezzo/disgusto, sorpresa.

Alcune espressioni facciali durano meno di un secondo, non ci rendiamo conto di farle e, mentre siamo attenti ad ascoltare quello che ci raccontano, se l’angolo della bocca del nostro interlocutore si stira, o compare una fugace ruga sulla fronte o alla radice del naso, potremmo non accorgercene. Allo stesso modo, se una espressione dura più a lungo siamo in grado di coglierla e decodificarla, ma possiamo anche essere certi che sia autentica?

Durante una sessione di coaching, il coach ha sicuramente il livello di attenzione necessario a cogliere tutti questi micro segnali, universali, e, grazie ad una formazione specifica, può acquisire le tecniche per decodificali correttamente.
Può darsi che noi stessi diciamo e crediamo di essere arrabbiati, ma siamo in realtà anche disgustati e non lo sappiamo, oppure siamo sorpresi, ma per qualcosa che ci fa anche paura.
Magari stiamo cercando di dissimulare coscientemente queste emozioni, o magari non ne siamo neanche consapevoli o le confondiamo.

Data l’espressione di base di chiunque di noi, che possiamo cogliere con domande neutre o durante il primo scambio di battute, ci rendiamo conto di cosa dobbiamo escludere dall’analisi, il rumore di fondo cui non fare caso, diciamo l’espressione a riposo.

Mentre il coachee ci racconta qualcosa, o mentre cerca le sue risposte, i 43 muscoli del suo viso, o almeno alcuni di essi, faranno qualcosa, sicuramente. Il Facial Coding System ci aiuta a riconoscere i micro movimenti tipici di alcune emozioni: Goia, Tristezza, Disgusto/Disprezzo, Sorpresa, Paura e se siamo tanto bravi da coglierle anche le sfumature di queste emozioni.
Ci può aiutare a capire se chi abbiamo di fronte sta cercando di simulare un’emozione per convincere noi, o anche se stesso, di qualcosa: se si sta sforzando di mentire, o magari sta dicendo qualcosa con tono che sembra sinceramente sicuro, ma un angolo della bocca o il movimento di una spalla possono tradire perplessità o apprensione.
Per questo uno strumento in più che aiuti a distinguere e a leggere con lucidità chi abbiamo di fronte può farci suonare qualche campanellino ulteriore.

Avrete visto qualche puntata del famoso telefilm Lie to Me, beh, il concetto è quello ed il telefilm è ispirato agli studi di Ekman.

Oltre a conoscere la teoria, come per il coaching, ci vuole tanto esercizio, per chi fosse curioso su Internet o Youtube troverete politici smascherati con queste tecniche o criminali inchiodati, e ci sono diverse scuole cui rivolgersi per iniziare ad impratichirsi. Il divertimento è assicurato.