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La crisi non usa mezzi termini. Si presenta e basta. Può essere un’opportunità?

Di Alessandra Tacconelli | 13.10.2017

Nuove competenze tra Business e Coaching

Nella lingua giapponese, i due ideogrammi, che letti insieme indicano il concetto di crisi, singolarmente esprimono rispettivamente quello del “rischio” e dell’ “opportunità”. In modo parzialmente analogo anche la lingua cinese compone la parola “crisi” con ideogrammi che rappresentano singolarmente il “pericolo” e il “bivio -ponte di svolta”.

In entrambe le culture una cosa è certa: sulla crisi, che rappresenta un pericolo e un rischio per lo status quo, si affaccia l’opportunità di un cambiamento che mette al bivio e impone una scelta di azione per cogliere questa trasformazione in modo positivo.

Si, ma come riconoscere questa trasformazione e, soprattutto, come individuare, tra le tante, l’azione da agire?

Quando la crisi arriva non ha bisogno di presentazioni. Si palesa e si fa sentire in modo chiaro e univoco. Una lettera di licenziamento dalla azienda, una porta chiusa alle spalle del partner che con una valigia in mano esce di casa, quella comunicazione, inesorabilmente chiara che dice “siamo spiacenti”: il posto di lavoro perfetto, la scuola dei nostri sogni, la squadra tanto ambita non ha “posto” per noi.

La crisi non usa mezzi termini. Si presenta e basta. E anche se ha mandato messaggi, gli allarmi erano così flebili che non li abbiamo potuti (o voluti?) ascoltare.

E invece, come si fa a riconoscere quell’opportunità che è dietro alla crisi?

Sono migliaia le storie che testimoniano, nella storia passata e recente, in tutti i campi dello scibile umano, dall’economia, allo sport, alla tecnologia, che, dietro la crisi, se sai cercarla, un’opportunità si cela sempre. Protagonisti che, come l’Araba Fenice, sono risorti dalle proprie ceneri raggiungendo successi maggiori di quelli spazzati via dalle turbolenze inaspettate.

Che siano lezioni apprese che cambiano la vita o le persone che si sono incontrate e che ci hanno aiutato a vedere le cose sotto un’altra luce o noi stessi che, rialzati dopo la tempesta, ci siamo scoperti resilienti e determinati, consapevoli dei nostri obiettivi come mai prima, a cercare bene, con pazienza e attenzione, sotto le macerie della crisi resta sempre, seppur in nuce, qualche elemento di vita nuova.

Questa è la “materia prima” per chi esercita l’arte del coaching. Supportare le persone a ridefinire vie e modi per valicare al meglio quel bivio che la crisi lascia intravedere, con strumenti, motivazionali di ispezione dentro e fuori di sé, per scoprire la strada migliore.

Nello specifico del mondo economico e imprenditoriale, però, forse la cassetta degli attrezzi del buon coach non basta. Lavorare sulla persona è sicuramente fondamentale ma potrebbe essere d’aiuto illuminare al meglio anche “l’attività” che la persona vuole realizzare, attraverso strumenti presi a piene mani dal mondo del business, rielaborati e coordinati sinergicamente con quelli del coaching per aiutare l’individuo e il suo progetto verso l’ottenimento della realizzazione del successo imprenditoriale, che si tratti di un singolo o in rappresentanza di un’azienda.

Howard Stevenson della facoltà di Business di Harward definisce l’imprenditorialità come <la ricerca di opportunità senza prestare attenzione alle risorse attualmente a disposizione>: mossi da quel desiderio ambizioso shumpeteriano di ottenere un risultato che segni un prima e un dopo, a livello personale e comunitario, spinto dall’innovazione di prodotti – processi - metodi per creare opportunità di crescita e di consumi, l’imprenditore si mette in gioco - e mette in gioco - energie, sogni, ambizioni, tempo, soldi e identità.

Come fare? Come essere di supporto? Per il mondo del coaching, una bella opportunità (si era forse in prossimità di una crisi da saturazione? Chissà …) sviluppando l’approccio di management coordinato con quello del coaching. Il Business e le sue regole basilari da una parte, la motivazione e il sostegno individuale dall’altro in un bilanciamento sinergico e innovativo, per la realizzazione dell’imprenditore (di se stesso, di un’azienda, di una strat up, di un progetto) e della persona-individuo che c’è dietro.

Business e coaching, rischio e opportunità: per scegliere, al bivio della crisi, la strada migliore.