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L'anima del Coaching

Di Giuditta Tanzarella | 04.05.2017

Vi è un aspetto primario e fondamentale che a volte, noi coach rischiamo di reputare “acquisito e scontato”

Mi soffermo frequentemente a riflettere su quali siano le linee guida che rendono un percorso di coaching realmente tale e differenziante rispetto ad altri; la formazione permette ad un coach professionista di acquisire competenze, tecniche, strategie e consente di conoscere approfonditamente le norme etiche da rispettare all’interno della relazione di partnership che quest’ultimo instaura con il suo cliente, ma vi è un aspetto primario e fondamentale che a volte, dopo anni di pratica e di professione, noi coach rischiamo di reputare “acquisito e scontato”, che talvolta si rischia di dimenticare dietro al puro tecnicismo: il valore dell’anima che vive nel professionista.

Se è vero che per essere degli efficaci coach dobbiamo essere per il cliente una tela bianca, priva di cenni che alimentino una sua scelta rispetto ad un’altra, se è vero che per essere un buon coach ci viene richiesto di essere dei perfetti professionisti nel “rimando”, nel “feedback”, nella “riformulazione” e nel condurre adeguatamente una sessione orientata al perseguimento dell’obiettivo da parte del cliente è altresì ver , a mio avviso, che non può venir meno, dopo anni di intensa professione, il vero spirito che ha guidato quel professionista verso questa precisa missione, quella del voler ESSERE coach prima che rivestire il ruolo di coach.

Restare nella dimensione dell’essere senza correre il rischio di cadere nella trappola del ruolo-rischiando di trasformarsi in professionisti privi di anima, è un percorso individuale di crescita costante che merita le medesime cure della formazione stessa, quella che ad un coach viene richiesta per mantenere alte le proprie competenze in ambito teorico.

Ricollegandomi al concetto iniziale: le linee guida che identificano l’efficacia di un percorso di coaching rispetto ad altri sono certamente quelle della tecnica corretta e dell’etica, ma la vera differenza è data dal modo in cui queste ultime vengono applicate dal professionista.

E’ in questo spazio privato e silenzioso che risiede ciò che io chiamo l’anima silenziosa del coach e del coaching; quella competenza invisibile magari al cliente, ma che un reale professionista non dovrebbe mai smettere di nutrire e curare per mantenere inalterato nel tempo lo spirito autentico del suo essere coach .