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Il Coaching e la resilienza

Di Barbara Bertolucci - Valentina De Mattei | 13.02.2017

Le persone ottimiste riescono a fronteggiare le avversità evitando di isolarsi dal contesto sociale

Che cos’è resilienza?

Si può allenare la resilienza?

Qual è la tua esperienza? Un caso concreto?

Chi sei?

Che cos’è la resilienza?La resilienza come capacità di adattarsi a "nuove condizioni" . Può essere vista come una skill (abilità) che si sviluppa nel tempo e con l’esperienza, trovando la modalità per cogliere gli stimoli, elaborarli, diventarne consapevoli e riadattare gli schemi con nuovi apprendimenti. In sostanza, sono la flessibilità e la capacità di adattarsi agli imprevisti che costituiscono la riserva a cui attingere in situazioni di stress. Ciascuno di noi quando è sottoposto ad uno stress eccessivo (e la vita moderna ne è piena!!!) o ad un trauma, può “spezzarsi” psicologicamente, ma non sempre accade. C’è chi resiste, si adatta e poi riprende a vivere, mostrando disponibilità a ricalcolare di continuo il proprio tragitto. La resilienza è collegata proprio all’autoefficacia, all’ottimismo e alla speranza. Tutto ciò si può tradurre in un concetto basilare della PNL: “non è ciò che accade che fa la differenza, ma come tu reagisci che fa la differenza”.

La resilienza si può allenare?
Si parla di obiettivi… sognare di raggiungere le mete agognate è uno dei segreti per aumentare la propria resilienza ed il Coach ha proprio il compito di supportare l’individuo nel raggiungere i suoi obiettivi e di crescere anche nelle avversità.
Il classico modello di coaching e mentoring GROW sviluppato da Sir John Whitmore può essere utilizzato per la maggior parte delle situazioni che fronteggiamo ed anche in condizioni di stress nelle quali tendiamo ad essere meno resilienti.

GROW sta per:
· Goal– che cosa si vuole raggiungere? Fissare l’obiettivo (Goal) sia nel breve che nel lungo termine
· Reality– qual è la situazione attuale?
· Options– Verificare le opzioni e le strategie alternative di azione
· Will– che cosa hai intenzione di fare?che cosa si deve fare (what), quando farlo (when), chi deve farlo (Who) e la volontà di farlo (will)

Approfondendo il tema della resilienza e gli studi in particolare del mondo anglosassone, appare chiara una correlazione con l’ottimismo; le persone ottimiste riescono a fronteggiare le avversità evitando di isolarsi dal contesto sociale.

La resilienza nel coaching può essere potenziata e “allenata”. L’ ’American Psychological Association ci suggerisce dieci passi:

1. Creare connessioni, ovvero legami con familiari ed amici: chi ha una rete sociale e affettiva di supporto, reagisce meglio alle avversità;
2. Evitare di guardare alle crisi come a problemi insormontabili: non si può impedire agli eventi stressanti di accadere, ma si può avere una visione diversa, ottimistica e più funzionale su di essi;
3. Accettare il cambiamento come parte dell’esistenza umana: alcuni obiettivi possono diventare irraggiungibili per le mutate condizioni ambientali, è dunque importante sapersi ridefinire di fronte al cambiamento inevitabile;
4. Andare avanti con i propri obiettivi, imparando a renderli realistici: fare ogni giorno un passo per avvicinarsi alla propria meta;
5. Prendere decisioni ed agire: sviluppare capacità di problem solving per affrontare lo stress;
6. Cercare opportunità di crescita: aiutarsi nelle avversità promuovendo la propria crescita personale anche nei momenti peggiori;
7. Nutrire l’autostima, in modo da fornire l’energia per andare avanti;
8. Mantenere gli eventi nella loro giusta prospettiva, in modo da ipotizzarne anche un’evoluzione sul lungo termine;
9. Avere uno sguardo speranzoso sul mondo, in modo da visualizzare l’esito felice della crisi.
10.Prendersi cura di se stessi; dedicare tempo a cose che si amano contribuisce a centrare gli obiettivi su di sé.

Qual è la tua esperienza? Un caso concreto?Interessante percorso di coaching con un Top Manager al quale è stato affidato un ulteriore incarico in un’importante progetto, che metteva a dura prova la sua resilienza. Durante il percorso il coachee in una situazione di forte stress ha attinto alle sue risorse interne per sfruttare le potenzialità dello stress “positivo” ed evitare che si trasformasse in “negativo con possibile burn-out”. E’ giunto alla conclusione che il nodo centrale era caratterizzato dalla necessità di aumentare il potere di delega verso i suoi primi riporti, determinando un passaggio da uno stile di leadership autorevole ad uno stile di coaching. Puro istinto di sopravvivenza….in un ambiente professionale scarsamente caratterizzato dallo stimolo di proattività e risposte da parte del Team e maggiormente incentrato sull’assegnazione di tasks/attività e forte controllo. In questa situazione il compito del coach è stato quello di supportare il coachee nell’aumentare la resilienza e, quindi, ridurre lo stato ansiogeno e lo stress negativo, aumentare la tendenza alla positività, al benessere fisico e mentale ed al raggiungimento degli sfidanti obiettivi professionali.